Ciao Andrea, sono Michela Vinci,
ho 11 anni e frequento la prima media a Vibo
Valentia. In questi giorni la prof. di italiano
ci ha invitati a comporre delle poesie per un
concorso sul tema dei bambini cerebrolesi. Non
avevo proprio idea da dove cominciare, così
ho navigato un po' su internet ed ho trovato
il sito "ilsognodiandrea". Ho letto con molto
interesse tutta la storia che mi ha molto commossa
e così di getto ho scritto questa poesia. Ho
pensato di inviartela perchè mi sento a te molto
vicina, spero che ti piaccia.
Con affetto. Michela.
"Il sogno di Andrea"
È nato un giorno un bambino
sano, bello e piccolino.
Ha un
nasino che va all’insù
guancette rosa e occhi blu.
Mangia, gioca,
cresce e spera…
e il suo sogno presto si avvera:
vuole fare il
calciatore,
nella sua squadra è il migliore.
Ma a dieci anni, mentre
era a scuola,
sviene a terra e il suo sogno vola:
gli scoppia un’
arteria nel cervello.
Che ne sarà di un bambino così bello?
La sua
mamma non si arrende,
e il suo papà per lui tutto spende.
Importante è
la riabilitazione:
non c’è posto per la rassegnazione!
Vanno in
Francia, Svizzera e Torino,
in Austria, Slovenia e America perfino
a
cercar la cura,
che con convinzione,
ha speranza nella guarigione.
Glenn Doman l’ha trovata
e alle mamme l’ha affidata
perchè l’amore e la dedizione
a tanti medici fan lezione.
Andrea adesso ha vent’anni
e ha
riparato molti danni.
La sua forza è quella di un campione
che vuol
correre ancora dietro ad un pallone.
Michela Vinci
Classe I E – Scuola Media “Garibaldi” - Vibo
Valentia
Andrea Amico Mio
(in dialetto Triestino)
Al tepor del sol, sentado sui
scoi
ne l'oasi nel parco de Miramar,
amirado vardo un ciapo de cocai
zigaloni raso el mar a svolar.
Xe pase, aria bona, son contento,
finido l'inverno, la bela stagion
amico de tuti a goderse ogni momento
fin che de ti me sovien e me ciapa el magon.
Ti che te planavi nel tuo spazio
vitale
te bastava zogar a balon, in fondo
a nissun te ghe rompevi le bale
e inveze de boto te xe crolà el mondo.
Su, in qualche logo un spirito
disgrassià
o per dover o per trastullo
un sasso cascar el gà lassà
fermando el volo de un fanciullo.
Colpido! I ga roto el tuo Io!
Mi gò fede, ma in quel momento,
dove Te guardavi Dio?
In base de qual Comandamento?
Me rifiuto de acetar stò castigo
e con tanta altra brava gente
me azardo e te digo:
"sarà un destin ma nò fà gnente
mi nò molo de s'ciopar
voio vederlo a caminar".
Giorgio Cattaruzza