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(...) Erano
circa le 8:40 del mattino, ed Andrea era a scuola,
seduto al suo posto improvvisamente, si è
sentito male, ed è caduto per terra.
Un angioma cerebrale (congenito dalla nascita)
crescendo in un posto dove non avrebbe mai dovuto
crescere, ovvero nella sua testolina, improvvisamente
provocò la rottura di un'arteria, e di conseguenza
un'emorragia cerebrale, da lì il suo svenimento.
Entrò subito in coma.
Operato dopo un paio d'ore, vi rimase circa 40
giorni.
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I primi 10 giorni, non si sapeva se ce
l'avrebbe fatta. Fortunatamente il suo fisico
forte, sportivo e indubbiamente la sua volontà
di combattente hanno fatto si' che riuscisse
a superare i grossi problemi che si presentano
dopo la fase operatoria.
Uno di questi problemi è l'insorgenza dell'edema.
E' risaputo che il corpo umano a seguito
di una ferita, reagisca e comporti la formazione
dell'edema. In questo caso l'edema
cerebrale, fa si che tutta la parte circostante
all'operazione vada a gonfiarsi. Il cervello,
come si sa, e' un organo racchiuso diciamo
in un "contenitore", il cranio,
e quindi succede che gonfiandosi, vada a
premere contro la scatola cranica provocando
una sofferenza cerebrale.
In molti casi, l'edema è letale.
Fortunatamente, Andrea è riuscito a superare
questa fase acuta.
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Andrea
in ospedale
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Successivamente, si pone un altro problema.
La classica domanda e': quali saranno
le conseguenze invalidanti? Andrea, durante
il periodo trascorso nel reparto di rianimazione,
era tenuto costantemente sedato.
Poi col passare dei giorni, una volta fuori pericolo
di vita, pur non aprendo i suoi meravigliosi occhioni
azzurri, ogni qualvolta cessava l'effetto sedativo,
le sue braccia partivano come una molla verso il
suo petto, le sue mani erano rigide, chiuse, impossibile
da aprirle. Le sue gambe invece partivano nella
posizione opposta, ovvero in distensione. Piu' precisamente:
distensione degli arti inferiori e retrazione degli
arti superiori.
A lungo andare, se il paziente non viene trattato
sin dall'inizio con una buona fisiokinesiterapia,
succede che a seguito dell'immobilità e della rigidità
spastica, i tendini si retraggono e le articolazioni
si calcificano per la mancanza di movimento. Si
e' intervenuti immediatamente con questa terapia.
Purtroppo quello che "passava il convento"
ovvero la struttura pubblica, era scandaloso.
Si e' provveduto sin da subito a mettergli a disposizione
privatamente una fisioterapista in ospedale.
Dopo i 40 giorni trascorsi nel reparto di rianimazione,
Andrea veniva trasferito all'Ospedale Infantile.
A questo punto, iniziava un altro dilemma: dove
portare il bambino? A quale centro di riabilitazione
rivolgersi?
E qui, inizia il calvario per una famiglia: andare
alla ricerca di un buon centro di riabilitazione
(...)
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