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6 marzo 1997

(...) Erano circa le 8:40 del mattino, ed Andrea era a scuola, seduto al suo posto improvvisamente, si è sentito male, ed è caduto per terra.
Un angioma cerebrale (congenito dalla nascita) crescendo in un posto dove non avrebbe mai dovuto crescere, ovvero nella sua testolina, improvvisamente provocò la rottura di un'arteria, e di conseguenza un'emorragia cerebrale, da lì il suo svenimento.
Entrò subito in coma.
Operato dopo un paio d'ore, vi rimase circa 40 giorni.

I primi 10 giorni, non si sapeva se ce l'avrebbe fatta. Fortunatamente il suo fisico forte, sportivo e indubbiamente la sua volontà di combattente hanno fatto si' che riuscisse a superare i grossi problemi che si presentano dopo la fase operatoria.
Uno di questi problemi è l'insorgenza dell'edema.
E' risaputo che il corpo umano a seguito di una ferita, reagisca e comporti la formazione dell'edema. In questo caso l'edema cerebrale, fa si che tutta la parte circostante all'operazione vada a gonfiarsi. Il cervello, come si sa, e' un organo racchiuso diciamo in un "contenitore", il cranio, e quindi succede che gonfiandosi, vada a premere contro la scatola cranica provocando una sofferenza cerebrale.
In molti casi, l'edema è letale.
Fortunatamente, Andrea è riuscito a superare questa fase acuta.

 
Andrea in ospedale
Successivamente, si pone un altro problema. La classica domanda e': quali saranno le conseguenze invalidanti? Andrea, durante il periodo trascorso nel reparto di rianimazione, era tenuto costantemente sedato.
Poi col passare dei giorni, una volta fuori pericolo di vita, pur non aprendo i suoi meravigliosi occhioni azzurri, ogni qualvolta cessava l'effetto sedativo, le sue braccia partivano come una molla verso il suo petto, le sue mani erano rigide, chiuse, impossibile da aprirle. Le sue gambe invece partivano nella posizione opposta, ovvero in distensione. Piu' precisamente: distensione degli arti inferiori e retrazione degli arti superiori.

A lungo andare, se il paziente non viene trattato sin dall'inizio con una buona fisiokinesiterapia, succede che a seguito dell'immobilità e della rigidità spastica, i tendini si retraggono e le articolazioni si calcificano per la mancanza di movimento. Si e' intervenuti immediatamente con questa terapia.
Purtroppo quello che "passava il convento" ovvero la struttura pubblica, era scandaloso.
Si e' provveduto sin da subito a mettergli a disposizione privatamente una fisioterapista in ospedale.
Dopo i 40 giorni trascorsi nel reparto di rianimazione, Andrea veniva trasferito all'Ospedale Infantile.

A questo punto, iniziava un altro dilemma: dove portare il bambino? A quale centro di riabilitazione rivolgersi?
E qui, inizia il calvario per una famiglia: andare alla ricerca di un buon centro di riabilitazione (...)