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News dalle neuroscienze e dalla neuroriabilitazione

Pubblichiamo qui una raccolta di news dal mondo delle scienze che studiano il cervello umano che, oltre a rappresentare per noi motivo di speranza, testimoniano la validità della terapia che Andrea sta seguendo.

Chiunque abbia notizie di nuove cure o scoperte che possono esserci sfuggite è invitato a scriverci. Grazie.

Neuroscienze per iniziare (file .pdf)
A cura del Centro Interdipartimentale B.R.A.I.N. dell'Università di Trieste e del Comitato per la promozione delle Neuroscienze.


Kinesiologia applicata - Biofeedback (file .pdf)
Del Dott. Philip Maffettone dell'Istituto per il raggiungimento dell'eccellenza fisica.


01.12.2007 - News tratta dalla newsletter 03 di Genitoricontroautismo.org

NUOVA RICERCA GENETICA DELLA SMITH KLINE: IL PARERE DI GCA

E' stato annunciato, in una apposita Conferenza Stampa che ha visto la partecipazione di neuropsichiatri e politici impegnati al Tavolo di Lavoro sull'autismo indetto dal Ministro Livia Turco, la costituzione di 18 Centri in Italia per una ricerca genetica sulle cause della malattia finanziata dell'Asscociazione Smith Kline. Nella stessa sede è stata comunicata la costituzione di una banca dati biologici e chimici, che raccoglierà il Dna dei malati di autismo e dei loro familiari, con l'intento di ottenere nuovi dati per dare vita a nuove speranze terapeutiche.
Durante la stessa Conferenza Stampa la Dr. Donata Vivanti, presidente di Autismo Italia e Autismo Europe, ha affermato che "Il progetto vuole dichiarare guerra agli 'spacciatori di illusioni', pronti a prescrivere la 'cura della settimana' e il 'miracolo del giorno'. 'Santoni' a cui i genitori dei bimbi malati si rivolgono per tentare cure, ad oggi, inesistenti".
Come Genitori Contro Autismo, sebbene guardiamo con favore ad ogni nuovo studio, lamentiamo l'ostinazione a voler ricercare le risposte che i nostri bambini attendono solo in direzione di studi genetici, ancora una volta finanziati da una nota casa farmaceutica produttrice di psicofarmaci che, nonostante i loro ben noti e devastanti effetti colleterali, temiamo rimanere attuale e futura unica terapia nel campo dell'autismo anche per i bambini piccolissimi, in età prescolare.
Come genitori non vogliamo essere nè strumentalizzati nè ritenuti stupide ed ingenue "prede", e intendiamo proporre al Tavolo di lavoro del Ministero, a cui ci è stato impedito di partecipare nonostante le promesse del Ministro Turco e le oltre 3000 firme raccolte, di lavorare anche e soprattutto in direzione della costituzione di Linee Guida nazionali per uno studio internistico multidisciplinare (gastroenterologico, immunologico, endocrinologico ecc.) che affronti le ormai ben note patologie metaboliche e d'organo che affliggono i pazienti autistici e che potrebbero essere curate DA SUBITO secondo i principi più classici e rigorosi della nostra Medicina Interna con notevole e immediato beneficio.
Vorremmo che la stessa enfasi e, soprattutto, lo stesso sforzo economico, deciso ora per la ricerca genetica fossero rivolti anche alla ricerca che sviluppi efficaci interventi biomedici per i nostri figli.
Dobbiamo purtroppo constatare invece, per l'ennesima volta, che la ricerca in questo campo riconosce e percorre sempre un'unica strada, nonostante noi di Genitori Contro Autismo (quasi 6000 utenti) registriamo e seguiamo centinaia di persone autistiche di tutto il mondo che stanno migliorando enormemente e spesso anche recuperando totalmente dall'autismo come risultato degli interventi biomedici sviluppati in larga parte attraverso sforzi degli istituti di ricerca americani (ARI). Dati gli enormi costi per la società per prendersi cura delle persone autistiche che non diventano capaci di una vita indipendente, e dei membri delle loro famiglie che spesso devono abbandonano il loro lavoro per prendersi cura di loro, è imperativo per il Governo divenire molto più coinvolto nel finanziare questo approccio terapeutico.
E' tempo di cambiare il modo in cui il Governo italiano affronta la salute dei bambini autistici: lo stato di benessere di questi bambini è la cosa più importante e non dovrebbe essere confuso con chi è responsabile, i margini di profitto e la retorica.

Otto false credenze sull'Autismo (più due):

Mito No. 1: l'autismo è causato da "mamme frigorifero"
Molti anni fa, il Dr. Bruno Bettelheim affermò che l'autismo aveva una causa psicologica: le madri di questi bambini, intenzionalmente o meno, non li amavano. Il termine "mamma frigorifero" nacque in riferimento al fatto che le madri erano fredde verso i loro figli. Oggi, sappiamo che l'autismo è un disordine bioneurologico che colpisce il funzionamento del cervello. Alcune teorie suggeriscono che possa avere cause genetiche, virali o da esposizione a sostanze chimiche.

Mito No. 2: i bambini autistici non provano emozioni

Una concezione errata molto comune è che i bambini con autismo non siano affettuosi e non provino sentimenti o emozioni. Guardando con superficialità, potrebbe sembrare così, dal momento che non sempre esprimono le loro emozioni nel modo in cui noi ci aspettiamo. Ma chi di noi conosce un bambino con autismo, sa come loro provano amore e affetto

Mito No. 3: i bambini hanno bisogno solo di una bella sculacciata

A tutti noi è capitato di vedere, facendo la spesa al supermercato o in giro per commissioni, un bambino che prende un capriccio, urlando, piangendo e scalciando. Ci siamo tutti chiesti come mai i loro genitori li lasciano comportare così senza sgridarli o punirli. Se si tratta di un bambino con autismo, molto probabilmente avrà perso il controllo a causa di sovraccarico sensoriale. I suoni, le stimolazioni visive troppo forti e tanta gente intorno sono troppo da gestire per questo bambino e porta alla perdita del controllo. I genitori sono criticati ingiustamente per non aver educato i loro figli.

Mito No. 4: si nasce con l'autismo

In media l'autismo è diagnosticato a 44 mesi.

Mito No. 5: i vaccini non causano l'autismo
Su questo punto il giudizio non è stato dato ancora definitivamente. Sebbene un recente verbale dell'Istituto di Medicina sembri negare una associazione tra vaccini e autismo, tutte le maggiori organizzazioni che si occupano di autismo concordano sul fatto che occorrano maggiori ricerche. Un recente studio afferma i bambini che ricevono vaccini contenenti il conservante thimerosal hanno molte più probabilità di sviluppare l'autismo rispetto a coloro che riceve vaccini privi di questa sostanza.

Mito No. 6: il personaggio interpretato da Dustin Hoffman in "Rain Man" era una tipica persona autistica
Il personaggio di Rain Man era una persona con autismo ad "alto funzionamento" ed era anche un savant (persona con qualità intellettive eccezionali). In realtà, solo il 2% di coloro che hanno la diagnosi di autismo mostrano tali capacità intellettive.

Mito No. 7: l'aumento dell'incidenza dell'autismo è dovuta ad un miglior modo di diagnosticarlo

Dieci anni fa, l'incidenza di autismo era 1 su 10.000 nascite. Oggi è 1 su 166. Se questo incremento strabiliante è dovuto a miglior diagnosi, dove sono le centinaia di autistici adulti che avrebbero dovuto ricevere una diagnosi 10, 20, 30 anni fa?

Mito No. 8: l'autismo è una malattia rara
Con 1 bambino ogni 166 che viene diagnosticato autistico, questa non sarà più una malattia definita rara a lungo. Abbiamo tra le mani un'epidemia. Ogni 16 minuti, un altro bambino riceve la diagnosi di autismo. Tutti noi che abbiamo il privilegio di conoscere, amare, lavorare con un bambino con autismo, sappiamo riconoscere le sue abilità attraverso la disabilità e sappiamo apprezzare il bambino intimamente.

I due Miti mancanti:

L'autismo è principalmente un disordine genetico

Mentre può avere una componente genetica, la maggior parte, o almeno molti, degli scienziati ora sono concordi nell'affermare che c'è una forte causa ambientale.

L'autismo non è curabile o guaribile

Centinaia di genitori hanno riferito miglioramenti significativi nei loro bambini autistici con cambiamenti dietetici e trattamenti per rimuovere i metalli tossici testati in eccesso.

CONTRO AUTISMO NUOVI STUDI SCIENTIFICI

Portiamo alla vostra attenzione due importanti studi scientifici pubblicati questo mese di Novembre sul ruolo del mercurio e dello stress ossidativo nei disturbi dello spettro autistico. Vogliamo sottolineare che il primo studio è una rianalisi, basantesi sul riesame dei dati, di precedenti studi che avevano affermato erroneamente che non era possibile esistesse un legame tra l'esposizione al mercurio e i disordini autistici.
Studio dell'Università del Northern Iowa conferma la correlazione tra il livello di mercurio nel sangue e la diagnosi di autismo
J Child Neurol. 2007 Nov;22(11):1308-1311.
Department of Psychology, University of Northern Iowa, Cedar Falls, Iowa.

Questo quanto affermato dagli autori della ricerca: "L'interrogativo su cosa stia causando l'evidente aumento dell'autismo è di grande importanza. Come per il collegamento tra aspirina e infarto, anche un piccolo effetto può avere importanti ripercussioni sulla salute. Se esiste quindi un qualsiasi legame tra autismo e mercurio, è assolutamente cruciale che i primi esami del problema non dicano falsamente che non esiste alcun legame. Abbiamo per questo rianalizzato i dati riportati da Ip et al. nel 2004 e abbiamo scoperto che il valore originale p era errato e che esiste una importante correlazione tra i livelli di mercurio nel sangue e la diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Inoltre, i risultati delle analisi eseguite sul capello offrono qualche validazione all'idea che le persone con autismo possano essere meno capaci e più incostanti ad eliminare il mercurio dal sangue.
Studio dall'Università Harvard conferma il rapporto tra stress ossidativo ed elevato mercurio cerebrale
American Journal of Biochemistry and Biotechnology 4 (2): 73-84, 2008

Un recente studio, "Stress ossidativo nell'autismo: livelli cerebebrali elevati di 3-nitrotyrosine" di Sajdel-Wulkowska et al. (2008), è stato pubblicato sull'American Journal di biochimica e biotecnologia. I ricercatori di questo studio provengono dal Dipartimento di Psichiatria dell'Università di Harvard.

"Il presente studio esamina i livelli cerebrali del 3-nitrotyrosine (3-NT), un marker specifico del danno ossidativo (.)..." "si ritiene che numerosi fattori ambientali siano coinvolti nell'autismo, compreso ...il mercurio (Hg)... Questi fattori ambientali influiscono sulla capacità di indurre stress ossidativo". "I profili delle porfirine urinarie suggeriscono decisamente una forte tossicità ai metalli pesanti nell'autismo". "Lo stress ossidativo indotto dal mercurio porta come risultato una modificazione ossidativa di DNA, proteine e lipidi e anche ad una inibizione degli enzimi cruciali per lo sviluppo del cervello. Elevati livelli di mercurio nel cervello perciò interferiscono con un suo normale sviluppo".

Il nuovo studio conferma ulteriormennte il ruolo causativo del mercurio in pazienti suscettibili diagnosticati con disordine autistico. Evidenze cliniche sul ruolo del mercurio come causa di autismo in molti disordini autistici sono:
1) elevate porfirine urinarie associate con tossicità da mercurio
2) elevati livelli di mercurio nei denti da latte
3) elevati livelli urinari/fecali di mercurio seguendo una terapia per la rimozione dei metalli pesanti
4) diminuzione della naturale escrezione di mercurio riscontrata nei capelli di primo taglio.


12.07.05 - News tratta da health.yahoo.net

Rischi dell'ossigeno-terapia: la risposta è l'anidride carbonica
A cura de Il Pensiero Scientifico Editore 12/07/2005

La notizia. Medici e paramedici che somministrano ossigeno ai loro pazienti potrebbero far loro più male che bene: lo sostiene una ricerca pubblicata sulla rivista Chest e destinata a creare scompiglio nell’ambiente medico. “L’ossigeno puro riduce l’afflusso di sangue agli organi e ai tessuti aumentando la ventilazione”, spiega Steve Iscoe, pneumologo del Department of Anesthesia del Toronto General Hospital e leader del team di ricercatori della Queen’s University di Kingston in Canada autori dello studio. “L’aumento della ventilazione, colpevolmente quasi mai considerato, ‘spazza via’ l’anidride carbonica e questo restringe i casi sanguigni. Quando si aggiunge alla miscela di aria contenuta nelle bombole però i vasi sanguigni tornano a dilatarsi, aumentando il flusso sanguigno e permettendo ad una maggior quantità di ossigeno di raggiungere le aree-chiave del cervello e del cuore”.

Un problema sottovalutato.
La pratica di utilizzare aria espirata tramite respirazione bocca a bocca (anche senza sapere che si tratta di ossigeno e anidride carbonica) è antichissima: la prima testimonianza scritta risale al 1754, ma ci sono anche accenni nella Bibbia che fanno pensare che la pratica fosse diffusa già migliaia di anni fa. Ciononostante i testi medici non fanno cenno al fatto che l’inalazione di ossigeno abbassa drasticamente i livelli di anidride carbonica, e per questo l’aggiunta di anidride carbonica non è una pratica standard. “È sconcertante che un’idea tanto semplice abbia ricevuto così poca attenzione da parte dei medici”, aggiunge Iscoe. “La riduzione di flusso di ossigeno al feto, al cervello, al cuore e agli altri tessuti del corpo che può essere indotta dalla somministrazione di ossigeno è largamente non riconosciuta anche dagli pneumologi come me”, ammette Peter Macklem, professore emerito di Medicina alla McGill University e vincitore nel 1999 del prestigioso Gairdner Foundation Wightman Award. “E se persino da parte degli pneumologi c’è una sottovalutazione di questo problema, allora è molto probabile che internisti, chirurghi, ostetrici, pediatri e medici di famiglia che sono in prima linea nel trattamento delle principali patologie siano poco e male informati”.

Il futuro. “La magnitudine del rischio ora dovrà essere quantificata da una serie di trial clinici”, prosegue Macklem. “Poiché però saranno necessari alcuni anni prima di avere dati certi, la procedura più saggia e corretta da adottare per il momento è quella di somministrare basse concentrazioni di anidride carbonica assieme alla ossigeno-terapia”. “Dovremmo guardare all’anidride carbonica non come a un nemico, ma come ad un alleato”, conclude Iscoe.

Bibliografia. Queen’s University press release 2005.
Iscoe S, Fisher JA. Hyperoxia-Induced Hypocapnia: An Underappreciated Risk. Chest 2005; 128: 430-33. david frati a


Giovedì, 29 Marzo, 2007

Turco: subito dieci milioni di euro per acquisto comunicatori vocali malati Sla

Il Ministro della Salute Livia Turco ha annunciato oggi, nel corso del convegno internazionale "Decisioni di fine vita" svoltosi a Roma, l'intenzione di avviare un'iniziativa straordinaria per garantire la presa in carico domiciliare, comprensiva della messa a disposizione di dispositivi per la comunicazione, a favore dei malati di Sclerosi laterale amiotrofica o di altre patologie invalidanti che provocano la perdita della parola e quindi della possibilità di comunicare con il mondo esterno.
Attualmente, infatti, tali dispositivi non sono forniti in maniera omogenea da tutte le Regioni, anche in attesa della prossima revisione del nomenclatore delle protesi che prevederà un loro più dettagliato inserimento tra le protesi erogate gratuitamente dal SSN. Gli uffici del Ministero della Salute stanno predisponendo il testo di una specifica progettualità in materia cui destinare una quota, stimata attorno ai dieci milioni di euro, nell'ambito delle risorse del fondo sanitario destinate a specifici obiettivi sanitari.
Saranno poi le Regioni ad attuare i progetti specifici comprensivi della messa a disposizione delle apparecchiature.
I "Sistemi di comunicazione aumentativa alternativa" (questo il nome tecnico degli apparecchi) sono utilizzati per consentire di comunicare nelle fasi più avanzate della malattia quando restano solamente i movimenti oculari a collegare il paziente con il mondo circostante.
A tale scopo sono nati i dispositivi a controllo oculare che grazie ad una telecamera connessa ad un computer e ad un software, consentono di scrivere, navigare in Internet, leggere scrivere e spedire e-mail, comandare luci ed apparecchi domestici, e molto altro ancora.


LA GIUNTA MUNICIPALE HA DELIBERATO IL CONTRIBUTO PER L'ACQUISTO DEL PARTICOLARE COMPUTER ARRIVATO STAMATTINA
Arriva il My Tobii a casa Tessitore Antonio potrà parlare grazie al Comune
Fabozzi e Ucciero soddisfatti: "Tessitore merita tutto il nostro sostegno"

A Dicembre il Comune affiancherà Telethon Finalmente è arrivato! Da stamattina Antonio Tessitore, giovane di Villa Literno che da 3 anni convive con la Sclerosi Laterale Amiotrofica, può parlare attraverso un sintetizzatore vocale, attivato da un puntatore ottico.
Lo consente il Myt Tobii, computer di ultima genereazione realizzato dalla SrLabs di Milano e acquistato grazie ad un contributo di 20mila Euro stanziato dal Comune di Villa Literno in favore di Antonio. Un gesto fortemente voluto dal sindaco Enrico Fabozzi e da tutta l'amministrazione comunale di Villa Literno. Un provvedimento dall'altissimo valore simbolico che potrebbe aprire una strada di speranza per altri malati, trattandosi del primo caso in Italia in cui un Comune si carica direttamente dell'onere economico.
I malati Sla sono destinati a perdere progressivamente l'uso della parola e il supporto tecnologico rappresenta per loro l'unico canale di comunicazione con l'esterno. Per questo motivo, l'associazione "Luca Coscioni", attraverso il progetto "Libertà di parola", sta chiedendo a tutti gli enti territoriali d'Italia di sottoscrivere un disegno di legge per garantire contributi economici finalizzati all'acquisto di quelli che vengono comunemente detti dispositivi di "Comunicazione Aumentativa Alternativa". La proposta al momento è stata sottoscritta da Provincia di Caserta e dal Comune. Manca solo la firma di Antonio Bassolino per la Regione Campania, che tarda ad arrivare. Antonio però non poteva più aspettare. Per questo motivo, il Comune ha deciso di muoversi direttamente, finanziando l'acquisto del dispositivo di Comunicazione Aumentativa Alternativa.
"Sono perfettamente d'accordo con Antonio- ha dichiarato il sindaco Fabozzi- quando dice che non è importante tanto il suo caso quanto l'approccio che le istituzioni hanno nei confronti di tutti i malati di Sla. Il nostro contributo è importante perché abbiamo rotto un fronte e speriamo che le altre istituzioni imitino la nostra modalità di approccio". Gli fa eco il vicesindaco Aurelio Ucciero: "è stato un gesto di solidarietà civile. non potevamo ignorare l'appello di Antonio". Ucciero per conto del Comune sta seguendo l'organizzazione di una serata di beneficenza collegata alla manifestazione di Telethon in favore della ricerca. Interverrà alla manifestazione anche Antonio Tessitore.


Staminali neurali contro la paralisi
Le cellule trapiantate producono nuova mielina sulle fibre nervose

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences", le iniezioni di cellule staminali umane sembrano in grado di riparare direttamente alcuni dei danni causati da lesioni del midollo spinale. Un gruppo di ricercatori è riuscito a far camminare di nuovo alcuni topi parzialmente paralizzati. L'esperimento non è il primo a mostrare che le cellule staminali offrono una speranza nel caso di questo tipo di lesioni, ma rispetto ad altri studi compie un passo avanti, rivelando come le nuove connessioni formate dalle cellule staminali siano essenziali per la guarigione.
Sorprendentemente, le staminali non formano soltanto nuove cellule nervose. Formano anche le cellule che creano l'isolamento biologico necessario alle fibre nervose per comunicare. Molte malattie neurologiche, come la sclerosi multipla, sono caratterizzate dalla perdita di questo isolamento, ovvero di mielina.
Aileen Anderson dell'Università della California di Irvine e colleghi hanno usato cellule staminali neurali fetali, un tipo di staminali leggermente più sviluppate di quelle embrionali perché sono destinate a produrre cellule per il sistema nervoso centrale. Quattro mesi dopo aver iniettato le staminali neurali umani in topi con lesioni del midollo spinale, i ricercatori hanno scoperto che gli animali erano nuovamente in grado di camminare normalmente. In teoria, l'iniezione avrebbe potuto semplicemente stimolare il corpo a produrre qualche fattore di guarigione. Ma grazie a ulteriori esperimenti, gli scienziati hanno determinato che le cellule stesse hanno riparato il danno direttamente.


05.10.2005 - News tratta da www.ansa.it

In stato vegetativo dall'11 settembre 2003
Sveglio dopo il coma: sentivo tutto
Salvatore Crisafulli, uscito dallo stato di "incoscienza" dopo due anni dichiara che, in realtà, percepiva ciò tutto che accadeva.

ROMA - Salvatore Crisafulli, il 38enne catanese rimasto in stato vegetativo per poco più due anni, dopo che il suo motorino si era scontrato con un furgone mentre andava al lavoro, si è risvegliato. "I medici dicevano che non ero cosciente, ma io capivo tutto - dice Crisafulli, intervistato in da Tgcom - e piangevo perchè non riuscivo a farmi capire". Dell'incidente l'uomo non ricorda nulla ma di tutto quello che accadde dopo quel maledetto 11 settembre 2003 sì. "Sentivo mio fratello che diceva che secondo lui invece capivo tutto - racconta Crisafulli - e lo sentivo urlare perchè non gli credevano. Ma io non potevo parlare, non potevo muovermi, non potevo far nulla per fargli capire che c'ero, che li sentivo. Così piangevo".
Dopo un periodo di ricovero in un centro di Arezzo, dove, a distanza di un anno e mezzo dall'incidente, ha ricevuto le prime vere cure, era stato trasferito in Sicilia, a casa della madre. "Dal ministero della Salute ci hanno assicurato - riferisce il fratello Pietro Crisafulli - che sarebbero venuti a casa ogni giorno degli specialisti per seguirlo. E infatti lo stanno curando benissimo. Negli ultimi tempi abbiamo anche fatto arrivare un macchinario che gli permette di stare in piedi e che ha migliorato la postura del tronco e del corpo. Ora riesce a girare la testa a sinistra e, grazie alla fisioterapia, muove il braccio destro. Ma che parlasse, questo nessuno di noi se lo sarebbe mai aspettato".


28.09.2005 - News tratta da LE SCIENZE on line

Ci scusiamo per non essere riusciti a riportare nè la fonte nè la dell'articolo,
ma ci è stato fornito scompaginato dalla rivista.



09.09.2005

Il cervello umano è ancora in evoluzione
Due varianti genetiche sono sorte in epoca recente

L'evoluzione umana è tuttora in corso in quello che è diventato il nostro organo più importante: il cervello. Lo sostengono alcuni ricercatori dell'Università di Chicago in due articoli pubblicati sul numero del 9 settembre della rivista "Science", nei quali rivelano che due geni associati alla dimensione del cervello stanno cambiando rapidamente.
"I nostri studi - afferma Bruce Lahn, docente di genetica umana e ricercatore dello Howard Hughes Medical Institute - indicano che il trend caratteristico dell'evoluzione umana sta proseguendo ancora oggi. Il nostro ambiente e le abilità necessarie per sopravvivere al suo interno stanno cambiando più rapidamente di quanto avessimo immaginato. C'era da aspettarsi che il cervello umano, che ci ha portato fin qui, continuasse ad adattarsi a questi cambiamenti.
" L'evoluzione, spiega Lahn, non avviene a livello di specie: sono piuttosto singoli individui ad acquisire per primi una specifica mutazione genetica e - se quella variante conferisce una maggior probabilità di sopravvivenza - a diffonderla nella popolazione. Lahn e colleghi hanno osservato due esempi di questa diffusione attualmente in corso nei geni Microcephalin e ASPM (abnormal spindle-like microcephaly-associated), entrambi regolatori della dimensione del cervello. Si tratta di varianti "chiaramente favorite dalla selezione naturale", sorte di recente e in rapida diffusione. Nel caso del Microcephalin, la nuova classe di varianti è sorta circa 37.000 anni fa e oggi è presente nel 70 per cento degli esseri umani. Per l'ASPM, le varianti sono apparse circa 5.800 anni fa e oggi sono presenti in circa il 30 per cento della popolazione.
Si tratta di finestre temporali straordinariamente brevi in termini evolutivi, segno che le nuove varianti sono soggette a una pressione selettiva molto intensa. Gli esseri umani moderni sono emersi circa 200.000 anni fa.
Le varianti sarebbero nate in contemporanea con l'avvento di comportamenti "culturali": la variante del Microcephalin è apparsa insieme alla nascita di caratteristiche come l'arte, la musica, le pratiche religiose e le tecniche di fabbricazione di utensili sofisticati. La variante di ASPM coincide con la più antica civiltà conosciuta, in Mesopotamia.


MyTobii™
Segnaliamo l'uscita di un importante ausilio per chi ha difficoltà motorie

MyTobii è un ausilio informatico a controllo oculare per persone affette da gravi disabilità motorie. Il sistema è composto da un hardware (eye-tracker) e da due speciali applicazioni software. L' hardware è prodotto dalla svedese Tobii Technology (di cui SRLABS è distributore ufficiale), ed è costituita da un monitor LCD 17”. Questo monitor è un eye-tracker, ovvero una macchina che rileva e registra l'esatta posizione dello sguardo di chi lo sta usando.
Le applicazioni standard in dotazione al MyTobii sono: Un programma che abilità le funzionalità di base (comunicazione Internet, redazione testi, etc), a cui si aggiunge “The Grid” un applicativo sviluppato dall’inglese Sensory Software International.
MyTobii è: un sistema NON invasivo facile, intuitivo e immediato da apprendere e da usare stabile e affidabile flessibile e personalizzabile (vedi box a destra) Una soluzione che consente di comunicare e interagire col mondo circostante anche in condizioni di gravi limitazioni motorie o verbali.
MyTobii nasce per soddisfare le esigenze delle categorie di persone che soffrono di gravi limitazioni di tipo motorio.
L’identificazione di una tipologia di utenti più precisa o circoscritta è resa difficoltosa dal fatto che la disabilità si manifesta con forme e gradi di gravità decisamente differenti all’interno di molte tipologie di patologie.

L’uso del MyTobii è quindi indicato per venire incontro ai bisogni di persone che:
- non soffrono di limitazioni cognitive gravi
- non soffrono di gravi problemi visivi
- hanno una alfabetizzazione informatica di base.

Chi può usare MyTobii:
- Sclerosi Multipla
- Tetraplegia
- Danni permanenti al midollo spinale o di tipo cerebrale
- Distrofia Muscolare
- SLA (anche nota come morbo di Lou Gehrig).

L'uso parziale del MyTobii è possibile anche a persone affette da patologie diverse da quelle indicate in questa lista, ma è opportuno fare una valutazione caso per caso.

MyTobii contiene un insieme di strumenti che consentono di:
- navigare in Internet
- inviare e-mail redigere testi
- usare il computer (windows) senza l’uso delle mani
- parlare attraverso un sintetizzatore vocale (per l'italiano, è strettamente necessario l'uso del programma "The Grid").

Per informazioni:
crispino.lanza@srlabs.it

SRLABS srl - Phone: +39 02 749291.1 - FAX: +39 02 749291.13 - info@srlabs.it
copyright 2004/05 SRLABS srl


07.02.2005 - News tratta da www.lescienze.it

Valanghe neuronali
Le cellule responsabili della memoria si attivano a cascata

Incontrare un amico che non si vede da anni può suscitare un'improvvisa ondata di piacevoli ricordi. Studi recenti suggeriscono che queste "valanghe" di ricordi nel cervello possono in effetti aiutare ad conservare la memoria. In una ricerca pubblicata l'anno scorso, alcuni scienziati dei National Institutes of Health (NIH) avevano posizionato campioni di tessuto cerebrale di ratto su una griglia di microelettrodi e avevano scoperto che le cellule del cervello si attivavano l'un l'altra, in una cascata chiamata "valanga neuronale".
Nuovi modelli al computer suggeriscono ora che queste "valanghe cerebrali" sarebbero utilissime per l'immagazzinamento delle informazioni. Se così fosse, determinati trattamenti neurochimici potrebbero un giorno migliorare la vita delle persone con problemi di memoria. Lo studio è stato descritto in un articolo pubblicato sul numero del 4 febbraio della rivista "Physical Review Letters".
Alla ricerca ha collaborato il biofisico John Beggs dell'istituto di biocomplessità dell'Università dell'Indiana di Bloomington. La biocomplessità è un campo interdisciplinare che coinvolge la fisica, la chimica, l'informatica, la matematica e le scienze della vita.


27.09.2004 - News tratta da www.lescienze.it

Il magazzino della memoria
Nuovi indizi sulla potenziazione a lungo termine

Come le informazioni vengano custodite nel sistema nervoso, un aspetto chiave della memoria e dell'apprendimento, è uno degli argomenti più dibattuti nel campo delle neuroscienze. Una nuova ricerca condotta alla Brown University di Providence e alla Duke University di Durham, pubblicata sulla rivista "Science", rivela importanti dettagli sui cambiamenti cellulari che si verificano quando le esperienze si trasformano in ricordi.
Questo processo è chiamato potenziazione a lungo termine (LTP). Quando avviene la LTP nell'ippocampo, due regioni ricurve che fiancheggiano il centro del cervello, si verificano alcuni cambiamenti nelle sinapsi: le connessioni fra i neuroni diventano più forti in seguito a una ripetuta stimolazione. La maggior robustezza sinaptica può durare per alcune ore, o persino giorni, e si ritiene che costituisca la base cellulare della memoria.
I recettori AMPA sulla membrana dei neuroni


17.07.2003 - News tratta da www.lescienze.it

Come i bambini imparano le lingue
Anche la qualità della lingua parlata dalla madre ha un suo peso

Secondo tre diversi studi, condotti da ricercatori dell'Università di Washington, l'interazione sociale sembrerebbe svolgere un ruolo molto più importante di quanto si pensasse sul modo in cui i neonati apprendono il linguaggio. In un primo studio i ricercatori, guidati dal neuroscienziato Patricia Kuhl, hanno esaminato bambini americani di 9 mesi che hanno ascoltato per meno di cinque ore persone di madrelingua che parlavano in cinese mandarino: in seguito, i bambini erano in grado di distinguere gli elementi fonetici di quella lingua. In un secondo studio, lo stesso materiale linguistico è stato fatto ascoltare a un altro gruppo di bambini americani, ma stavolta tramite un DVD oppure un'audiocassetta. In questo caso, i bambini non si sono dimostrati capaci di distinguerne le unità fonetiche. Le scoperte, pubblicate sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences", costituiscono la prima dimostrazione sperimentale di apprendimento fonetico mediante l'esposizione naturale al linguaggio sotto condizioni controllate di laboratorio.
"I risultati - spiega Kuhl - indicano che a 9 mesi i bambini possono accumulare informazioni fonetiche dall'esposizione per la prima volta a una lingua straniera per un periodo di tempo relativamente breve, ma solo se la lingua viene prodotta da un essere umano. Questo ci dice che l'interazione sociale è una componente importante dell'apprendimento delle lingue".
In un terzo studio, pubblicato ad aprile sulla rivista "Developmental Science", gli scienziati hanno esaminato l'impatto della qualità della lingua parlata dalla madre sull'apprendimento dei bambini, scoprendo un'associazione estremamente elevata fra la chiarezza con cui parla la madre e l'efficacia con cui il bambino distingue i suoni del linguaggio.


25.07.2001 - News tratta da www.lescienze.it

Difficolta verbali infantili
La forte simmetria del cervello e la bassa estrazione sociale sembrano connesse ai disturbi

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Child Development” da un gruppo di scienziati del McKnight Brain Institute dell'Università della Florida, le difficoltà che spesso i bambini incontrano nel leggere posso essere causate da una combinazione di fattori sia neurologici che ambientali. In particolare, gli scienziati hanno scoperto che le capacità verbali e di lettura dei bambini possono essere previste studiando la simmetria delle regioni temporali del cervello. I soggetti che hanno più problemi sono caratterizzati da una forte simmetria, in confronto alla prevalenza del lato sinistro che si osserva normalmente. Gli scienziati hanno anche preso in considerazione fattori ambientali, come la ricchezza delle famiglie, osservando che normalmente i bambini di bassa estrazione hanno maggiori difficoltà. Per esaminare il cervello di 39 bambini, gli scienziati hanno usato la risonanza magnetica. In parallelo all'analisi fisiologica del cervello, sono state studiate le capacità verbali e di lettura, che comprendevano la lettura di parole inusuali o la ricerca della parola mancante in un paragrafo. Ora resta il problema di stabilire come l'asimmetria del cervello interferisca con lo sviluppo della capacità di leggere. Secondo una prima ipotesi, un emisfero destro più grande può interferire con il dominio esercitato sul linguaggio da quello sinistro.


21.02.2001 - News tratta da www.lescienze.it

Apprendimento e linguaggio
I bambini possono passare a un nuovo meccanismo di apprendimento quando quello originale non è più ottimale

Nuove prove mostrano che l'apprendimento del linguaggio da parte dei bambini dipende fortemente da un'analisi degli schemi di ciò che essi ascoltano. È la conclusione di uno studio presentato da Rebecca Gomez al congresso della «American Association for the Advancement of Science».
Gli scienziati hanno sempre pensato che una cosa complessa come un linguaggio non potesse essere appresa basandosi su associazioni fra parole adiacenti o su altri metodi statistici. La Gomez ha però mostrato che questo tipo di apprendimento è in realtà molto importante nei bambini.
I ricercatori hanno studiato l'apprendimento dei bambini utilizzando un linguaggio artificiale, che ha permesso di analizzare in dettaglio gli elementi più importanti per la comprensione. Le parole del linguaggio artificiale non hanno senso e comprendono esempi come «pel» e «wadin», ma sono state organizzate in schemi grammaticali.
La Gomez ha studiato in quali condizioni i bambini passano dal concentrare il loro apprendimento sugli schemi che comprendono solo parole adiacenti a schemi più ampi. Bambini di 18 mesi sono stati sottoposti a un periodo di addestramento in cui hanno ascoltato frasi di tre parole estrapolate dal linguaggio artificiale. Nelle frasi, la prima e la terza parola erano interdipendenti e si limitavano ad alcune coppie particolari. La seconda parola invece variava e poteva provenire da due diversi vocabolari, uno molto piccolo e uno più esteso.
Dopo il periodo di addestramento, i bambini sono stati esposti a un miscuglio di frasi che potevano essere o meno in accordo con le regole grammaticali stabilite nel periodo di addestramento. I bambini che avevano imparato le regole ascoltavano con maggiore attenzione le frasi sbagliate, come se le altre non fossero più interessanti. Si è scoperto così che quando la parola centrale è presa da un piccolo vocabolario, allora i bambini imparano presto a indovinare la seconda parola in base alla prima, e la terza in base alla seconda, basandosi così su semplici schemi di parole adiacenti. Quando invece il campionario delle seconde parole è vasto, allora subentra un diverso metodo di apprendimento, e gli infanti imparano il legame fra la prima e la terza parola. Questa osservazione è molto importante, perché dimostra che i bambini possono passare a un nuovo meccanismo di apprendimento, quando quello originale non è più ottimale.


10.06.1999 - News tratta da www.lescienze.it

Si riapre la discussione sull'apprendimento
I meccanismi plastici del cervello non sono ancora chiari

Uno dei problemi più affascinanti della moderna biologia riguarda i meccanismi molecolari alla base dell'acquisizione, dell'elaborazione e dell'immagazzinamento dell'informazione nel cervello dell'uomo.
Per lungo tempo si è ritenuto che il numero delle cellule nervose e delle loro connessioni nel cervello fosse immutabile. Negli ultimi decenni, però, si è accumulato un gran numero di prove del fatto contrario: anche il cervello adulto è in grado di riorganizzare e ottimizzare la sua struttura e le relative connessioni. Per esempio, è stato possibile ottimizzare il trasferimento di informazione tra neuroni comunicanti per mezzo di brevi, intensi stimoli elettrici e misurare quantitativamente questo miglioramento, che si riflette in una migliore risposte da parte del neurone. Questo test, detto potenziamento a lungo termine (LTP), è stato usato come unità di misura della capacità dei neuroni di adattarsi agli stimoli ambientali, che è un equivalente dell'apprendimento. Finora, tuttavia, nonostante innumerevoli ricerche e pubblicazioni in materia, non era stato possibile delineare né il meccanismo molecolare né il ruolo dell'LTP nei processi di apprendimento.
Grazie alle ricerche condotte dagli scienziati del Max-Planck-Institut fuer medizinische Forschung di Heidelberg, in collaborazione con colleghi di Oslo, Friburgo e Basilea, la discussione sul ruolo dell'LTP nella formazione della memoria potrebbe trovare nuova linfa.
Da una parte, il gruppo di ricerca ha individuato una molecola chiave nella formazione dell'LTP: si tratta di un canale del recettore per il glutammato, uno dei neurotrasmettitori chimici del nostro sistema nervoso. Bloccando un gene del recettore in ratti transgenici, Daniel Zamanillo è riuscito a impedire l'insorgenza dell'LTP senza modificare la trasmissione neuronale e la comunicazione tra le cellule.
Grazie a questa scoperta - e a un altro studio pubblicato (come quello del Max Planck) sul numero di "Science" in edicola da domani - il passo fondamentale del meccanismo di funzionamento dell'LTP sembra risolto.
Resta, però, un problema estremamente controverso: fino a che punto il potenziamento a lungo termine partecipa all'apprendimento e alla formazione della memoria? A dispetto delle loro aspettative, gli scienziati di Heidelberg non sono riusciti a individuare alterazioni nell'apprendimento da parte dei ratti sottoposto all'esperimento. Anzi, i ratti che non avevano LTP erano, come quelli normali, capaci di svolgere compiti di apprendimento. Sarà dunque necessario approfondire le ricerche per risolvere definitivamente il legame tra LTP e apprendimento.

Marco Cattaneo


18.01.2001 - News tratta da www.lescienze.it

L’emisfero destro del cervello permette di riconoscersi
Con la parte anestetizzata, un gruppo di pazienti non ricorda di essersi visto in fotografia

Se riusciamo a riconoscere noi stessi in una foto è per merito del lato destro del nostro cervello. È quanto affermano i ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston.
Lo studio si aggiunge così alla mole di lavori che dimostrano come l’emisfero destro abbia un ruolo fondamentale nei processi che stanno alla base della consapevolezza di sé, un aspetto fondamentale della coscienza umana.
Nella prima parte dello studio i ricercatori hanno lavorato con cinque pazienti che hanno affrontato alcuni test prima di operazioni chirurgiche al cervello per il trattamento dell’epilessia. Nei test, ciascuna metà del cervello veniva anestetizzata per breve tempo (fino a tre minuti) in modo che il chirurgo potesse valutare se fosse l’emisfero destro o sinistro a essere dominante per linguaggio e memoria.
A ciascun paziente veniva mostrata un'immagine su un computer con la richiesta di memorizzarla. L’immagine sovrapponeva il viso dello stesso paziente con quello di una persona famosa. Le fotografie degli uomini erano mischiate con quella di Bill Clinton o con quella di Albert Einstein; i visi delle donne con l’immagine di Marilyn Monroe o della principessa Diana. Passato l’effetto dell’anestesia, ai pazienti veniva richiesto se ricordassero la loro faccia o quella del personaggio famoso.
«Mentre avevano l’emisfero sinistro anestetizzato – ha spiegato Julian Keenan, coautrice dell'articolo apparso su «Nature» – i cinque pazienti erano apparentemente in grado di riconoscere se stessi nell’immagine formata al computer, così come dopo l’effetto anestetico.
Addormentando invece l’emisfero destro, quattro pazienti su cinque ricordavano in seguito di aver visto soltanto il personaggio famoso.» In un ulteriore esperimento, dieci persone sane che lavorano presso il Dipartimento di neurologia del Beth Israel Deaconess hanno effettuato un simile test di riconoscimento, con la propria immagine o quella dei propri colleghi mescolata a quella di un personaggio noto. Utilizzando la stimolazione magnetica transcranica, si è potuto verificare una significativa attività dell’emisfero destro solo quando occorreva riconoscere se stessi.


Giugno 2003 - News tratta da www.lescienze.it

Udire i colori, gustare le forme
Vilayanur S. Ramachandran, Edward M. Hubbard

- La sinestesia è una condizione nella quale individui altrimenti del tutto normali sperimentano il mescolamento di percezioni pertinenti a due o più sensi.
- Per decenni il fenomeno è stato liquidato come un imbroglio o il risultato di ricordi infantili, ma oggi è dimostrato che è reale. Forse si verifica a causa di un’attivazione incrociata di due regioni cerebrali che di solito sono separate.
- Studiando i meccanismi coinvolti nell’eziologia di questa condizione, si incomincia a capire come il cervello elabori le informazioni sensoriali e le utilizzi per creare collegamenti astratti fra input apparentemente non correlati.


Luglio 2003 - News tratta da www.lescienze.it

Isole di genio
Darold A. Treffert, Gregory L. Wallace
Il testo completo di questo articolo si trova sul numero di giugno di «Le Scienze»

Diventata famosa con il film Rain Man, la sindrome del savant è una patologia poco comune ma estremamente interessante nella quale persone che soffrono di svariati disordini dello sviluppo, compreso l'autismo, possiedono incredibili «isole» di brillanti capacità in estremo contrasto con il loro generale handicap mentale.
Questa sindrome si presenta in un paziente autistico su dieci e in circa 1 su 2000 individui affetti da danni cerebrali o ritardo mentale. La sindrome del savant conserva molti aspetti misteriosi; tuttavia la tradizionale teoria che chiama in causa un danneggiamento dell'emisfero cerebrale sinistro sembra aver trovato una conferma nella diagnostica per immagini e l'improvvisa comparsa della sindrome del savant in persone affette da certi tipi di demenza fa pensare che alcuni aspetti di questa forma di genio possano esistere in forma quiescente in ciascuno di noi.
La letteratura medica riporta numerosi casi celebri di savant già a partire dalla fine del XVIII secolo. Spesso si trattava di persone abilissime nel calcolo e, in effetti, oggi sappiamo che le capacità che si manifestano nella sindrome del savant tendono a essere quelle basate nell'emisfero cerebrale destro: ovvero, si tratta di abilità prevalentemente non simboliche, artistiche, visive e motorie. Comprendono musica, arte, matematica, abilità di calcolo, nonché attitudine alla meccanica e capacità spaziali. Le capacità dei savant sono sempre associate a una notevole memoria; questa è profonda, focalizzata e basata sulla recitazione abituale, ma non comporta la comprensione di ciò che viene detto.
Sebbene abbiano in comune molti talenti, fra cui la memoria, i savant variano enormemente nel livello di abilità. Taluni hanno una fissazione, e una discreta abilità, nel memorizzare statistiche sportive e numeri di targa. I savant di talento possiedono doti musicali o artistiche di gran lunga superiori a quanto ci si aspetterebbe da persone con i loro handicap. E i rarissimi savant prodigio hanno capacità tali che risulterebbero sorprendenti anche in individui privi di deficit. Probabilmente oggi vi sono in tutto il mondo meno di 50 savant prodigio.
Oggi gli specialisti sono in grado di caratterizzare meglio i talenti dei savant anche se non vi è alcuna teoria generale che possa descrivere esattamente come e perché essi possiedano queste abilità. La spiegazione più appropriata sembra essere quella secondo cui una lesione dell'emisfero cerebrale sinistro indurrebbe quello destro a compensare il deficit. Alla fine degli anni ottanta Norman Geschwind e Albert M. Galaburda della Harvard University proposero una teoria che spiegava alcune cause di lesioni dell'emisfero sinistro, nonché il fatto che i savant sono in gran parte maschi.
In anni recenti, si sono ottenuti ulteriori dati che danno conferma all'ipotesi dell'emisfero sinistro. Nel 1998 Bruce L. Miller dell'Università della California a San Francisco ha esaminato cinque pazienti anziani affetti da una forma di demenza frontotemporale (FTD). Costoro avevano sviluppato doti artistiche con l'instaurarsi e la progressione della malattia: erano diventati capaci di eseguire copie precise di opere d'arte e di dipingere splendidamente. In effetti, la tomografia a emissione di fotone singolo dimostrò che le loro lesioni si concentravano per lo più nell'emisfero cerebrale sinistro.
La comparsa di abilità da savant in persone affette da demenza suscita interrogativi sulle potenzialità nascoste del cervello. Secondo alcuni studiosi la prossima sfida potrebbe essere quella di portare alla luce quello che è stato chiamato «il piccolo Rain Man in ciascuno di noi», pur senza perdere le altre prerogative che si accompagnano alla normalità.


06.03.2002 - News tratta da www.lescienze.it

Riparare i danni da ictus
Ripristinare la funzionalità degli arti anche negli uomini è l'obiettivo della ricerca dei prossimi anni

Proseguendo una serie di scoperte sulle cellule staminali, un gruppo di biologi dell'Università del Minnesota e dello Stem Cell Institute ha dimostrato come esse abbiano la capacità di ripristinare le funzioni cerebrali in animali da laboratorio colpiti da ictus. Le cellule sono state isolate da midollo osseo di uomini adulti, e trapiantate in topi di laboratorio sette giorni dopo che avevano sofferto di un danno cerebrale da ischemia. Prima del trapianto, gli animali non erano in grado di utilizzare correttamente le zampe anteriori, ma dopo alcune settimane hanno recuperato la funzionalità degli arti, come è stato descritto in un articolo pubblicato sulla rivista "Experimental Neurology".
Dopo il trapianto, l'esame del cervello dei topi ha mostrato che le cellule si erano sviluppate esibendo le caratteristiche dei neuroni. Questa scoperta suggerisce che la stessa tecnica potrebbe aiutare a ripristinare le funzioni cerebrali anche in esseri umani colpiti da ictus. "La possibilità di ripristinarne le funzioni motorie - ha spiegato Walter Low, principale autore della ricerca – potrebbe in futuro riguardare anche gli esseri umani. Tuttavia, bisogna condurre molti altri studi su queste cellule, prima di poter prendere in considerazione l'idea di iniziare test clinici. Il prossimo passo di questa ricerca sarà quello di determinare dopo quanto tempo il trapianto delle cellule è ancora efficace. È possibile trapiantarle uno, due, sei o dodici mesi dopo l'ictus e recuperare ancora le funzioni cerebrali? Un altro problema è quello di verificare se queste cellule possono mantenere le loro nuove caratteristiche di neuroni per tempi prolungati dopo il trapianto.”


19.02.2002 - News tratta da www.lescienze.it

Cellule neuronali staminali
Ancora sconosciuto il meccanismo con cui viene

Nei topi di laboratorio, i neuroblasti rispondono a danni acuti al cervello muovendosi verso l’area colpita e cercando di formare nuovi neuroni. È quanto riferito al Convegno dell’American Association for the Advancement of Science dal neurologo Jack M. Parent, che ha partecipato a una ricerca effettuata presso l’Università del Michigan. La comprensione di un simile meccanismo potrebbe aprire la strada a nuove terapie in grado di ridurre i danni cerebrali causati da ictus o da malattie neurodegenerative.
Fino a poco tempo fa si credeva che il sistema nervoso centrale degli adulti non fosse in grado di generare nuovi neuroni da cellule staminali adulte. Ora si sa che durante l'intera vita dell'individuo i neuroblasti di in una parte del cervello chiamata zona sottoventricolare (SVZ) continua a produrre nuovi neuroni per il bulbo olfattivo. Anche un’altra area del cervello chiamata giro cerebrale genera neuroblasti, destinati a formare neuroni nell’ippocampo.


06.08.2001 - News tratta da www.lescienze.it

Vincere l'Alzheimer nei topi
Diminuita dell'89 per cento la quantità di placche amiloidi nella corteccia cerebrale

Un gruppo di ricercatori della New York University School of Medicine è riuscito a impedire lo sviluppo del morbo di Alzheimer nei topi.
La malattia è caratterizzata dalla distruzione delle cellule nervose, specialmente in aree importanti per la memoria e l'apprendimento ed è causata, secondo molti ricercatori, dalla formazione di placche amiloidi. In uno studio recente, i ricercatori erano stati in grado di fermare la formazione delle placche nel cervello dei topi creando un piccolo peptide che impedisce la formazione di una forma elicoidale e insolubile della proteina amiloide.
Secondo quanto riportato sulla rivista “American Journal of Pathology” il nuovo farmaco - modellato su un frammento di proteina amiloide - è stato iniettato in topi di 11 mesi modificati geneticamente affinché sviluppassero la malattia. I cervelli dei topi sono stati analizzati sette mesi più tardi, e hanno mostrato una quantità di proteina amiloide diminuita dell'89 per cento nella corteccia cerebrale e dell'81 nell'ippocampo.
Poiché la nuova terapia offre sufficienti garanzie di assenza di effetti tossici, la sperimentazione clinica potrebbe iniziare entro un anno.


18.06.2001 - News tratta da www.lescienze.it

Come comincia il danno cerebrale nel morbo di Alzheimer
Basate sulla lotta ai radicali liberi le nuove ipotesi di terapia

Il danno ossidativo del cervello di pazienti alzheimeriani precede - invece di seguire, come finora ritenuto - la comparsa di placche beta amiloidi nel cervello. È quanto annunciato dai ricercatori della University of Pennsylvania School of Medicine sulla rivista “The Journal of Neuroscience”. Le teorie riguardanti il morbo di Alzheimer maggiormente accreditate finora sono due. La prima afferma che lo sviluppo delle caratteristiche placche amiloidi sia causa dell’infiammazione delle cellule della microglia, che attivandosi, stimolano la produzione di citochine, in grado di attaccare e danneggiare i neuroni. Nella seconda teoria, le placche causano un incremento della quantità di radicali liberi, determinando una ossidazione precoce degli acidi grassi che costituiscono il 95 per cento del tessuto cerebrale. Tale “stress ossidativo” porta alla degenerazione delle cellule e infine alla loro morte. Entrambi i modelli presumono che le placche costituiscano una fattore iniziale nell’insorgenza della malattia, circostanza negata, invece, dalla nuova ricerca. “Quella di Alzheimer - ha spiegato Domenico Pratico, ricercatore del Dipartimento di farmacologia dell’Università della Pennsylvania - è una malattia molto complessa, e probabilmente non ha una singola causa. La nostra ricerca, basata sullo studio di topi ingegnerizzati geneticamente.


04.05.2001 - News tratta da www.lescienze.it

Neuroni trasformisti
Alcuni neuroni nella corteccia visiva primaria sono in grado di assumere per breve tempo le funzioni di altre cellule

I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology hanno fornito un nuovo indizio per capire come il cervello possa adattarsi a nuovi stimoli, pur mantenendo invariato il numero di cellule. Nel loro articolo, pubblicato sul numero di «Nature» del 3 maggio, un gruppo di scienziati del Massachusetts Institute of Technology descrive come alcuni neuroni nella corteccia visiva primaria siano in grado di assumere per breve tempo le funzioni di altre cellule vicine, per poi tornare ai loro compiti.
È la prima volta che si dimostra che i neuroni possono avere proprietà diverse a seconda di dove si trovino nella rete cerebrale. Questa scoperta spiega il perché di alcune illusioni ottiche, come il fatto che dopo aver fissato a lungo una serie di righe inclinate, una verticale ci sembrerà anch'essa inclinata, ma in direzione opposta. Nessuno finora aveva capito se questa illusione ottica avesse origine nell'occhio o nel cervello. Quello che succede è che i neuroni che normalmente riconoscono i segmenti inclinati verso destra hanno temporaneamente assunto il compito di quelli vicini, che riconoscono i segmenti inclinati a sinistra. In effetti, per formare l'immagine degli oggetti, il nostro cervello ha cellule esperte nel riconoscere linee con diverse orientazioni.
Per giungere a questa conclusione, gli scienziati hanno usato tecniche idonee a capire come sono raggruppate nel cervello le cellule che rispondono a segmenti con una particolare inclinazione. Si è così osservato che le cellule sono raggruppate in modo che quelle che percepiscono inclinazioni leggermente diverse sono vicine nella corteccia cerebrale. Ovviamente, molte cellule sono contornate da altre molto simili, mentre alcune hanno vicine con compiti più diversi. Gli scienziati hanno scoperto che sono le seconde a mostrare la maggiore capacità di modificarsi.


News tratta da www.neuroscienze.net

Plasticità neuronale

Il SNC è caratterizzato da una capacità di adattamento che permette di modificare la struttura delle sue sinapsi e le relative funzioni dei neuroni da cui sono generate.
Tale plasticità neuronale è biologicamente fondata su almeno due osservazioni scientifiche:
1) La comunicazione chimica interneuronale si verifica attraverso più neurotrasmettitori in relazione alla specifica funzione da espletare, dunque l’insufficienza nella trasmissione a causa della scarsa disponibilità di un particolare neurotrasmettitore sarebbe sopperita da un altro della stessa “famiglia chimica” o da un gruppo di neuroni situato in un atro locus cerebrale.
2) Gli assoni del SNC lesionati, se opportunamente stimolati alla crescita con un esercizio mirato a riabilitare la funzione cognitiva danneggiata, possono ricostituirsi, mostrando un soddisfacente grado di recupero (di certo ampiamente variabile).


News tratta da www.neuroscienze.net

Il cervello cresce per tutta la vita
di Paolo Manzelli

La crescita del cervello può durare per tutta la vita. Recenti scoperte sulle “cellule staminali” nel cervello hanno eliminato il vecchio dogma della Neurologia per cui si riteneva che le cellule neuronali del cervello fossero incapaci di riprodursi. Oggi sappiamo invece che in un ambiente ampiamente stimolato anche nell’adulto la rigenerazione neuronale è sempre possibile a partire da “cellule staminali” cosi dette “Toto-potenti”, che in qualità di precursori indifferenziati possono differenziarsi in diverse forme cellulari. Inoltre è ben noto che esistono nel cervello processi di stabilizzazione che rallentano e diminuiscono il numero di neuroni nel cervello e rallentano la crescita di nuove cellule neuronali. Il Cervello del nascituro inizia a svilupparsi con rapidità impressionante ed i neuroni si moltiplicano con grande rapidità. Dal sesto mese, la produzione cosi celere dei neuroni rallenta notevolmente mentre accelera la nascita di collegamenti interneuronali (Assoni e Dendriti sinaptiche). Anche esse si moltiplicano rapidamente fino ai 4 anni circa. Di seguito con l’ esperienza e l’apprendimento si stabilizzano percorsi di integrazione delle varie aree cerebrali pertanto mano a mano con la formazione dell’ individuo si attua un fenomeno di riduzione delle potenzialità plastiche del cervello che è indice di una stabilizzazione della specializzazione delle funzioni di integrazione cerebrali.
Di conseguenza man mano che procede tale stabilizzazione delle funzioni cerebrali il numero di Neuroni e delle Interconnessioni neuronali tende a diminuire e il cervello risponde in tal misura ad un vitale processo di adattamento cognitivo. Alla stabilizzazione del sistema di apprendimento va a corrispondere di pari passo il processo di “Mielinizzazione” delle interconnessioni Neuronali. La Mielina è un polimero proteico-lipidico che forma una ‘guaina’ intorno ai neuroni in funzione protettiva estremamente necessaria in particolare per inibire la dispersione di campi bio-elettrici negli assoni, cioè nelle fibre nervose che propagano le informazioni nel cervello e nel corpo dell’ individuo. Dato che la mielina è di colore biancastro, con la crescita dell’ individuo e la formazione cerebrale si osserva un progressivo fenomeno di diminuzione relativa della materia grigia, in favore di un aumento della materia cerebrale bianca, dovuto alla mielinizzazione delle fibre di interazione cerebrale, azione che si completa all’incirca attorno ai 20 anni (pur potendo proseguire anch’esso per tutta la vita a ritmo rallentato).
Proprio come conseguenza di un tale fenomeno di riduzione neuronale, caratteristico dello sviluppo cerebrale dal bambino all’adulto, si era ritenuto che i neuroni non avessero più alcuna possibilità di rinascere nell’adulto, mentre è quello che avviene . Quello che sappiamo oggigiorno fa riflettere sulla possibilità di esplorare nuove forme di apprendimento capaci di migliorare la plasticità cerebrale cercando di limitare una formazione rigida sostanzialmente tesa a stabilizzare in modo ripetitivo i processi di memorizzazione a lungo termine. Certamente strategie alternative di una formazione meno condizionante i processi di stabilizzazione cerebrale, orientate pertanto verso il mantenimento della plasticità cerebrale, sono oggi rese possibili dai sistemi di “Net-Learning” basati sulla condivisione di conoscenze in rete internet. Ciò infatti corrisponde ad un sistema di apprendimento che certamente rappresenta un arricchimento ed ampliamento dell’ambiente comunicativo rispetto a quello limitato dello spazio di una classe a scuola. Le linea di guida delle sperimentazioni di NET-Learning introdotte recentemente dal LRE/EGO-CreaNET sono realmente innovative, proprio in quanto tendono a predisporre una attenta e cosciente considerazione sulla formazione delle funzionalità cerebrali. Infatti sostanzialmente sono basate sulla considerazione che vede nelle potenzialità cerebrali creative la possibilità di una formazione anticipativa di nuove conoscenze finalizzata a crearsi un futuro entro sistemi di condivisione ed auto-determinazione dello sviluppo cognitivo. È ragionevole ritenere che per rinnovare se stesso, il cervello di un individuo debba apprendere molto sulla propria formazione cerebrale e quindi non solo svolgere il compito di apprendere nell’imparare nozioni relative al mondo cognitivo e l’ambiente che lo circonda. La completa correlazione tra soggetto ed oggetto dell’ apprendimento genera pertanto una opportunità del tutto nuova capace di generare una visione integrata di ciò che cambia e di come si possa significare creativamente le alternative del cambiamento. E quindi è in questa prospettiva che riteniamo importante la sperimentazione di NET-Learning che consegue a una presa di coscienza sulle potenzialità cerebrali di sviluppo, poste al di là di antiquate modalità di apprendimento e di obsoleti dogmi cognitivi.

NOTA: La “Mielina” è formata da uno strato interno di colesterolo ed uno strato interno di fosfolipidi e proteine. Serve come schermatura dei flussi bio-elettrici di informazione che scorrono nelle fibre nervose. Gravi alterazioni dei processi di de-mielinizzazione si riscontrano nella sclerosi multipla e nel morbo di Alzhaimer.


News tratta da www.neuroscienze.net

Biofeedback (BFB)

Tecnica che consente di apprendere a controllare funzioni fisiologiche involontarie (ritmo cardiaco, attività cerebrale, tensione muscolare, attività viscerale, secrezione ghiandolare), nella quale è impiegata una serie di apparecchiature (EMG, EKG, AEP; EEG, ecc.) che rilevano la situazione funzionale attuale attraverso la registrazione di specifici indici fisiologici. Le misurazioni dei parametri biologici vengono simultaneamente convertite in segnali visivi o uditivi (es. l’accensione di una lampadina o l’emissione di un suono, rispettivamente a vari livelli di intensità, tono e frequenza), in modo tale da fornire al soggetto sperimentale un segnale analogico che, agendo da “rinforzo”, alimenta il meccanismo di condizionamento operante che sta alla base del funzionamento del BFB.
L’acquisizione di una maggiore conoscenza dell’esatto significato dei segnali analogici correlati al proprio funzionamento è la base fondamentale su cui il soggetto stesso può cominciare a sviluppare la capacità di autoregolazione (self -regulation) di alcuni processi fisiologici autonomi.
Le principali applicazioni del BFB riguardano la terapia delle cefalee muscolotensive e vasomotorie e dell’ansia con effetti apprezzabili, il trattamento dell’epilessia con risultati, però, discordanti.